giovedì 28 gennaio 2010

Risotto al Tonno e Arancia

Risotto al tonno e arancia
Volete portare sulla vostra tavola la freschezza dell'estate? Provate questa insolito e delicato risotto che combina insieme con successo il sapore di agrumi e di pesce.

Ingredienti (per 4 persone)
400 gr. riso (tipo Arborio)
300 gr. tonno al naturale
2 arance
2 scalogni
75 cl. brodo vegetale
2 cucchiai di olio d'oliva
1 bicchiere di vino bianco
pepe
prezzemolo

Preparazione
Sbucciate le arance, tenendo a parte la scorza e spremetene il succo. Mettete la scorza in acqua bollente per circa un paio di minuti per ammorbidirla quindi affettatene sottile la metà, tenendo il resto per la decorazione finale. Riscaldate l'olio in una padella larga, versate lo scalogno affettato e lasciatelo cuocere per qualche minuto fino a che non sia dorato, aggiungete il tonno, la fettine di scorza, il riso e il vino bianco. Quando il vino viene assorbito aggiungete il succo d'arancia e poi via via un mestolo di brodo vegetale ogni volta che il risotto diventa troppo asciutto. Cuocete per circa 10-15 minuti o fino a quando il brodo sia assorbito e il riso cotto, ma con i chicchi ancora ben separati. Spolverate con un pizzico di pepe, decorate con la restante scorza d'arancia e foglie di prezzemolo e servitelo in tavola.

Gli altri articoli del servizio "Agrumi":
Agrumi (introduzione)
Torta all'Arancia Cotta
Gelée al Limone

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mercoledì 27 gennaio 2010

Fotografia di Food: Modificare la Luce (II parte)

Softbox: la parola magica che, nel mondo della fotografia significa luce diffusa, ombre morbide, riflessi sfuocati, i segni distintivi di tante immagini professionali.

Nell 'ultimo articolo di questa serie ho parlato dei modificatori di luce più semplici, gli scrim, che funzionano in modo molto simile alle normali tende appese sulle finestre delle nostre case: diffondono la luce rendendola più morbida e meno aspra.


Il softbox è una elaborazione di questo concetto: i suoi lati sono realizzati con materiale nero esteriormente e riflettente interiormente (di solito color argento), per cui la luce possa rimbalzare dappertutto, mentre sul lato anteriore vi è un materiale diffusore, denominato "baffle ", di solito in nylon bianco o altro tessuto, molto simile a quello utilizzato negli scrims professionali. La maggior parte dei softbox hanno un secondo strato di materiale diffusore di fronte alla luce per diffondere ulteriormente la luce e renderla più morbida.
Anche con i softbox dovete ricordare e ripetere ancora e ancora le due principali leggi sulla luce dura e morbida su cui ho già parlato negli articoli precedenti:
- quanto più la luce è vicina al soggetto più sarà morbida.
- quanto più grande è la luce, rispetto alla dimensione del soggetto, più sarà morbida.

I softbox esistono in varie dimensioni e forme: quadrate, rettangolari, ottagonali sono le forme più comuni e ognuna serve a simulare una diversa fonte di luce e dà risultati diversi.











 I softbox quadrati e rettangolari sono utilizzati soprattutto per imitare la luce proveniente da una finestra. I riflessi sugli oggetti lucidi sono appunto squadrate, la luce è piuttosto morbida, ma anche direzionale quindi avrete ombre sfocate sul lato opposto.








Ci sono anche softbox con una griglia che vengono utilizzati per avere una luce più direzionale con meno "spill". Vengono detti "spill" di luce quando questa si diffonde in giro in luoghi (di solito) indesiderati. Come potete facilmente indovinare la griglia aiuta molto a dare alla luce una direzione più lineare, pur continuando a mantenerla morbida perché è diffusa all'interno del softbox e non sul set.













Un altro tipo di softbox è il cosiddetto "Striplight". Esso consiste in una forma molto allungata rettangolare, ed è usato per illuminare i bordi o creare riflessioni sottili sul soggetto.






L'altro tipo molto diffuso di softbox che non appartiene al tipo squadrato è il softbox ottagonale. La sua forma non è stata progettata per imitare l'effetto di una finestra, ma quello di un punto circolare di luce, come una luce spot, pur mantenendo il classico effetto di luce morbida della softbox. Sono usati principalmente nella ritrattistica perché è una specie di luce che può essere facilmente controllata, mentre la sua morbidezza aiuta a nascondere le imperfezioni della pelle (o almeno a non accentuarle come una luce dura farebbe con le sue ombre più nette e profonde).






I softbox sono disponibili per quasi tutti i tipi di illuminazione: flash da studio, luci continue calde, luci continue fluorescenti fredde. Basta ricordare che le luci calde necessitano di softbox appositamente progettati, realizzati con materiali a prova di calore in grado di resistere alle alte temperature, non usate softbox progettati per i flash o luci fredde sopra a delle luci calde o se si bruceranno (a proposito, è anche abbastanza pericoloso!!!).

Tutte le ditte che producono sistemi di illuminazione fotografica hanno anche una serie di softbox utilizzabili con i loro dispositivi (flash, luci calde e fredde). Di solito non sono intercambiabili fra di loro, utilizzano sistemi proprietari per collegare il softbox al dispositivo di illuminazione. Ci sono però anche produttori terzi che commercializzano softbox (di solito a prezzi inferiori) che sono compatibili con la maggior parte dei sistemi, ma controllate con attenzione per non rischiare di avere un accessorio praticamente inutilizzabile.

Recentemente ho visto in giro alcuni softbox progettati abbastanza intelligentemente per essere utilizzato anche con i flash di piccole dimensioni, come quelli prodotti da Nikon, Canon, ecc, studiati per essere inseriti nella slitta sopra le macchine fotografiche. Per essere utilizzati in modo efficace bisogna però metterli staccati dalla macchina fotografica, di solito su un proprio stativo, e devono essere attivati da un controllo remoto esattamente come fossero luci da studio. Questo è un argomento complesso e vasto e meriterebbe un suo proprio articolo solo per uno sguardo superficiale, ma se siete curiosi potete dare un'occhiata al sito Strobist che è stato uno dei primi a proporre questo modo abbastanza nuovo per utilizzare i flash a slitta in modo creativo.

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domenica 24 gennaio 2010

Camminando...

lo sconosciuto
Bologna via dei Toschi
Bologna via Clavature
vecchia casa
Bologna Palazzo D'Accursio
Bologna vicolo Ranocchi
Bologna Piazza Maggiore

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giovedì 21 gennaio 2010

Gelée al Limone

Gelée al Limone
Ognuno di noi ha dei dolci ricordi di caramelle che provengono dalla sua infanzia. I miei riguardano le gelatine di frutta, in particolare quelle al limone. Le adoravo! Così per molto tempo ho sfogliato un sacco di ricette cercando di trovare quel quasi dimenticato sapore, così diverso da quello plasticoso delle caramelle gelée prodotte industrialmente. Dopo qualche tentativo sono riuscito con questa ricetta che non fa uso di gelatina animale e che funziona per davvero.

Ingredienti (per circa 8-10 caramelle quadrate di due centimetri e mezzo per lato)
1 limone grande intero
120 ml. di succo di limone
150 gr. di zucchero semolato
1 cucchiaino di zenzero macinato
pectina di frutta (a discrezione)

Preparazione
Scottate il limone in acqua fino a quando diventa morbido. Sciacquate e apritelo per togliere i semi e mettetelo in un frullatore insieme al succo e lo zucchero. Processate fino a che non abbiate un composto cremoso, mettetelo a cuocere a fuoco basso e aggiungete un po' di pectina se si desidera che le gelatine siano più consistenti, io sinceramente non la ho usata perché il limone intero è ricco di pectina naturale.
Lasciate cuocere il composto, mescolando continuamente, e portatelo ad ebollizione lenta. Provate la sua consistenza su un mestolo di legno, quando rimane fermo è pronto. Versate il composto in un recipiente squadrato foderato con carta da forno lasciatelo raffreddare, poi tagliatelo in quadrati di circa 2-2,5 cm per lato, rotolateli in un po' di zucchero semolato e metteteli in frigorifero fino a quando non vogliate servirli.

Gli altri articoli del servizio "Agrumi":
Agrumi (introduzione)
Torta all'Arancia Cotta

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martedì 19 gennaio 2010

Fotografia di Food: Modificare la Luce (I parte)

In questo articolo entriamo nell'enorme regno di tutti gli strumenti utilizzati per modificare la luce per scattare una foto. Cercherò di mantenere le nozioni più legate possibile alla fotografia di food, ma come molti di voi potranno giustamente immaginare, il food è un soggetto esattamente come altri e quelle nozioni si possono rivelare utili anche se si vuole fare un ritratto o ottenere una immagine decentemente illuminata della vostra sala da pranzo.

In un altro articolo ho spiegato (anche con esempi visivi) le differenze tra la luce dura e morbida, ecco suppongo che questi concetti siano chiari, altrimenti tornare a leggerlo;)
Un ulteriore concetto è che non importa come la luce è prodotta, i diversi modi per modificarla sono molto simili, solo gli strumenti potrebbero differire. Iniziamo subito nella prima parte di questo articolo con un esempio pratico, che è molto facile da capire e mettere in pratica: lo schermo (scrim, in inglese, è il termine tecnico usato).


Westcott Scrim Jim: uno dei migliori sistemi commerciali disponibili 
(foto di Claud Jodoin)


Scrim

Lo scrim è fatto con un tessuto molto leggero e trasparente, di solito cotone o tela di nylon, analogamente a molte tende che tutti abbiamo nelle nostre case e il suo scopo, infatti, è proprio lo stesso di quelle tende: rendere meno dura la luce diffondendola. Ci sono innumerevoli scrim prodotti appositamente per la fotografia e la cinematografia, ma potete farvelo anche da soli, la differenza, naturalmente, sarà nella praticità d'uso (ad esempio come si comporta all'aperto con del vento) e nelle vostre abilità nel "fai da te".

Gli scrim sono semplici e efficaci quando si deve litigare con luci dure che rovinano la scena. Per esempio, avete un piatto meraviglioso di food che desiderate fotografare su un soleggiato terrazzo. Ma è quasi mezzogiorno e la luce è troppo forte, le ombre sono terribilmente scure e nette e il vostro amato cibo sembra provenire da un film del terrore e non da una rivista di cucina.
Ok, basta mettere una scrim tra il sole e il cibo e avrete la maggior parte dei problemi risolti, la luce si diffonderà più dolcemente, a seconda della distanza dello scrim dal soggetto. Sì, perché, come ho spiegato nell'altro articolo la fonte di luce sarà lo scrim e non più il sole, il più vicino al soggetto sarà lo scrim, più sarà morbida la luce, e viceversa.
Gli scrim ovviamente non vengono utilizzati solo per le foto di food, ma anche se volete fare un ritratto ad una persona, sotto la luce diretta del sole, e può anche essere utilizzato non solo per ammorbidire la luce del sole, ma qualsiasi altra luce, dai flash alle normali lampadine ad iridescenza: qualunque luce, solo state attenti che non prenda fuoco con le luci calde come le lampadine.


Lastolite Standard Translucent TriGrip: qui usato sia come 
scrim che come riflettore.

Adesso non avete davvero nessuna scusa per avere i vostri scatti di food illuminati come se provenissero dal film Frankenstein Jr con ombre profonde e cavernose e alte luci orribilmente bruciate. Basta usare una tenda dalla vostra sala da pranzo, metterla in qualche modo tra la luce e il soggetto e vedere l'effetto. Giocate con le distanze, giocate con la posizione, sperimentate e capirete molto di più sul modo in cui la luce si comporta che leggendo un migliaio di libri didattici sulla fotografia.

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domenica 17 gennaio 2010

Neve a Bologna

neve a bologna
neve a bologna
neve a bologna
Neve a Bologna
Neve a Bologna
neve a bologna

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giovedì 14 gennaio 2010

Torta all'Arancia Cotta

Torta all'Arancia Cotta
Le arance ci fanno assaporare il gusto dell'estate anche in questo freddo e questa ricetta, nonostante sia molto semplice da preparare, contiene veramente il pieno gusto di questi meravigliosi frutti.

Il "trucco" è sostanzialmente quello di utilizzare un frutto intero, invece che solo il suo succo e qualche scorza grattugiata. Credetemi, è un sapore completamente diverso, quindi non risparmiate soldi su degli esemplari mediocri, ma acquistate una arancia grande, bella e profumata. Comunque basta parlare, dobbiamo cucinare, quindi andiamo a elencare gli ingredienti.


Ingredienti (per circa 6 persone)
1 arancia intera di grandi dimensioni
350 gr. di zucchero semolato
350 ml. di latte
90 gr. di burro ammorbidito
75 gr. di farina 00
3 uova
1 cucchiaino di polvere lievitante
zucchero a velo

Preparazione
Mettete l'arancia in una pentola piena di acqua e fate cuocere a fuoco medio per circa 2 ore. Apritela per eliminare i semi ed altre parti dure poi mettetela in un frullatore con tutti gli altri ingredienti, tranne lo zucchero a velo. Frullate fino ad ottenere una miscela molto morbida. Ungere uno stampo o una terrina dalla capacità di circa 1 litro e mezzo e versatevi il composto quindi cuocete in forno preriscaldato a 180 gradi per circa un'ora o finché la superficie non è dorata. Prima di servire spolverate il dolce con zucchero a velo.

Gli altri articoli del servizio "Agrumi":
Agrumi (introduzione)

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lunedì 11 gennaio 2010

Agrumi

Arancio nella Neve

La storia di copertina di gennaio non sarà su luoghi e tradizioni, come nel mese di dicembre, ma su alcuni dei pochi frammenti di estate che brillano ancora in questi mesi di gelo: gli agrumi!

Questi frutti pieni di sole avranno il ruolo di protagonista in ogni ricetta fino alla fine del mese e anche in alcuni lavori fotografici, a partire dall'immagine di questo articolo.

Proprio come il mese scorso questo post raccoglierà i link a tutti gli articoli correlati che saranno pubblicati, quindi tornare a controllarlo!

Gli altri articoli del servizio "Agrumi":
Torta all'Arancia Cotta
Gelée al Limone
Risotto al tonno e arancia

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sabato 9 gennaio 2010

Storie della Bassa - parte III

Cappella di Campagna

Lasciando Pieve di Cento continuiamo il nostro viaggio seguendo la sponda destra del fiume Reno fino alla città di Galliera. Qui il fiume curva bruscamente a destra, mentre un canale molto grande parte da qui per terminare più a nord nel fiume Po. In realtà quello era il percorso originale del Reno, che era un affluente del Po, poi nel XVIII secolo, a causa delle continue inondazioni, è stato deviato a destra attraverso un canale di 30 km, il Cavo Benedettino (dal nome del il Papa Benedetto XIV, sotto il cui governo è stato scavato).

Bosco della Panfilia

Qui possiamo anche trovare il Bosco della Panfilia, piuttosto famoso per il tartufo bianco che può essere trovato qui (e per la gustosa festa del tartufo organizzato qui ogni anno a novembre). Grazie alla piena Reno ho trovato il bosco completamente immerso nell'acqua: un panorama molto particolare, probabilmente molto simile a come queste zone apparivano in passato, quando le paludi regnavano in queste terre.

Torre di Galliera

Galliera in origine era un castello costruito dal Comune di Bologna nel XIII secolo per controllare questa zona strategica. Ma in breve tempo il castello cadde sotto il controllo degli esuli ghibellini di Bologna così l'esercito guelfo della città lo rase al suolo e soltanto una torre è sopravvissuta ai giorni nostri. Mentre ero lì ho colto l'occasione per avere una buon pranzo alla Trattoria Galliera dove ho mangiato cappellacci di zucca (la ricetta è qui) e polenta col somarino.

Ponte sul Reno

Continuando a viaggiare lungo il fiume Reno, incontriamo il paese di Malalbergo e un ponte che attraversa il fiume (che era minacciosamente alto) che ci porta fino alle porte di Ferrara, ma prendiamo invece una direzione ad est verso la frazione di San Pietro Capofiume (con la sua frazione sorella di Santa Maria Codifiume, sulla sponda opposta), che è sotto il comune di Molinella.

Molinella

Molinella è una città fluviale il cui nome deriva dal gran numero di mulini ad acqua che furono costruiti qui per sfruttare i vari corsi d'acqua. È stata una città di confine tra Bologna e Ferrara fin dal Medioevo e un importante centro commerciale, ma anche un luogo di banditi e di esuli. Una importante battaglia fu combattuta il 25 luglio 1467 tra l'esercito di Bartolomeo Colleoni (capitano di Venezia e alleato di Ferrara) e gli eserciti di Firenze, Milano, Napoli e Bologna. La battaglia diventò famosa perché fu una delle prime in cui le armi da fuoco furono ampiamente utilizzate col risultato di un numero impressionante (per i tempi) di uccisioni, circa 600-700 soldati e circa 1000 cavalli, il segno che i giorni dei cavalieri medievali erano al termine.

Valli di Campotto

Lasciando la città e dirigendoci a est si entra nella frazione di Marmorta che, come dice il nome, è una zona paludosa ancora oggi protetta, a causa della unicità della sua flora e fauna, da un grande parco denominato Valli di Campotto, che si estende fin dentro il comune di Argenta, in provincia di Ferrara.

Valli di Campotto

Qui nella palude ghiacciata di Campotto termina il nostro viaggio seguendo il fiume Reno in provincia di Bologna. Abbiamo incontrato borghi medievali, natura selvaggia e di enormi opere di ingegneria assieme con cibi e ricette che risalgono al Medio Evo: il fascino senza fine delle terre di pianura chiamate "Bassa".

Gli altri articoli del reportage: "Storie della Bassa":
Storie della Bassa"
Pane allo strutto: la "Coppia Ferrarese"
Cappellacci di Zucca
La Mostarda Bolognese
Raviole Bolognesi
Storie della Bassa - parte II"

La mappa del viaggio su Google Maps:

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giovedì 7 gennaio 2010

Calendario Desktop Gennaio 2010

Calendario Desktop Gennaio 2010

Le feste di Natale sono finite e quindi Food~0~grafia vi offre il calendario desktop di gennaio, cioè uno sfondo per lo schermo del vostro computer con una foto di food e il calendario del mese in corso.

Questa volta l'immagine che ho fotografato è ispirata a uno dei più grandi pittori italiani contemporanei: Giorgio Morandi, che nacque e visse nella mia città, Bologna. I suoi dipinti di natura morta sono la prova che qualsiasi soggetto, per quanto umile sia, può essere testimone della bellezza del reale.



Per impostare lo sfondo, cliccate sul link in fondo al post riportante la dimensione adatta al vostro schermo e, quando apparirà l'immagine, cliccando col tasto destro del mouse (o cliccando col mouse tenendo premuto il tasto ctrl per alcuni utenti Mac) sopra di essa selezionate "imposta come sfondo del desktop..." (o una frase simile a seconda del web browser che usate).

Questo mese potete scaricare la stessa immagine del calendario anche come sfondo per il vostro iPhone. Il link è di sotto.

Referenze:
Wikipedia: Giorgio Morandi
Museo Morandi

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