mercoledì 19 ottobre 2011

Mozzarella di Bufala

mozzarella di bufala


Fotografare del food bianco su un set bianco anch'esso è sempre un problema.

Nel caso poi del food in oggetto, la mozzarella di bufala, oltre al problema del colore vi era quello della "texture". La mozzarella non ha una texture particolarmente contrastata, il fatto che sia bagnata ne diminuisce ulteriormente il contrasto, ma è anche la caratteristica che la fa distinguere, oltre alla forma, da altri tipi di formaggio molle, quindi riuscire a mantenerla "leggibile" era fondamentale.

Dovevo quindi cercare di mantenere un livello di contrasto che permettesse di distinguere agevolmente i dettagli del soggetto pur conservando una luminosità complessiva abbastanza elevata in modo da trasmettere l'idea di "freschezza", tipicamente associata a questo alimento.

Ho scelto di usare quindi una softbox piuttosto piccola e come luce di fill solo dei riflettori per mantenere un contrasto abbastanza elevato e non correre il rischio di "appiattire" la foto.

Qui sotto lo schema luci che ho usato:



Ad aggiungere ulteriore complicazione c'era un problema di styling: la mozzarella, soprattutto quella di bufala, bagna! Quanto del suo liquido dovevo mantenere? Io ho scelto di lasciare molto visibile il suo liquido dove è appoggiata, perché ad asciugarlo quasi completamente temevo desse l'impressione che la mozzarella fosse "secca" e quindi poco "appetibile".

Di solito questi sono i particolari sui quali ci si accapiglia si discute con i creativi ed il cliente, asciuga, bagna, riasciuga, ribagna, finché non si trova una soluzione che vada bene a tutti (soprattutto a chi paga).

Per raggiungere il risultato finale mi ha aiutato notevolmente il dorso digitale Hasselblad CFV50. Devo ammettere che, considerati i progressi delle reflex digitali, non sapevo ben quali vantaggi potesse dare un dorso digitale oltre a un po' di megapixel in più e il potere usare la mia "vecchia" Hasselblad medio formato con le meravigliose ottiche della Zeiss.

Beh, proprio uno scatto come questo mi ha mostrato chiaramente i vantaggi del dorso digitale: oltre ad un dettaglio che nessuna DSRL può dare, ha una dinamica di luce e toni incredibile che bisogna mettersi di impegno, in pratica cannare l'esposizione di brutto, per "bruciare" delle zone.

E poi finalmente dei colori che sono simili a quelli della pellicola e non quei rossi un po' così, quei verdi un po' così, che abbiamo noi che abbiam penato fino ad oggi con le DSRL di tutte le marche, fogge e dimensioni.

Di conseguenza anche la post produzione dello scatto è filata via in pochi minuti: l'immagine era quasi perfetta già uscita dalla fotocamera, è bastato qualche aggiustamento dentro il software del dorso (l'Hasselblad Phocus, un programma simile ad Adobe Lightroom per capirsi), dei ritocchi qui e là (briciole, pelucchi vari) e la sistemazione finale dei contrasti e delle luci dentro Photoshop.


(Food photographer, e non solo!, professionista, Alessandro Guerani vive a Bologna ed è disponibile per servizi fotografici e postproduzione digitale di immagini. Per contattarlo potete vedere "chi sono" o inviargli una e-mail a info_at_alessandroguerani.com.)

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10 commenti :

sara ha detto...

Ciao Alessandro, effettivamente io ho notato che in molte foto di food "bianche" - che tra l'altro vanno molto di moda - i bianchi sono "bruciati" creando un appiattimento dell'immagine e a una progressiva perdita dei dettagli. Non riesco a capire se è una scelta estetica o proprio una difficoltà intrinseca.
Io ho una medio formato Rolleiflex, dici che varrebbe la pena tentare delle prove?
ciao
Sara

eli ha detto...

Sono d'accordo con Sara sui bianchi bruciati che popolano molti foodblog.
Personalmente non amo il candore eccessivo, ma tu l'hai reso perfettamente e il tagliere in legno toglie l'aria un po' asettica che hanno di solito questo tipo di foto

Glu.fri ha detto...

Non ce la faró maiii...urge corso. Vieni tu a Baires ??

Alessandro de Leo ha detto...

Approfitto di questo post per chiedere una cosa che mi ronza in testa da tempo: per quale motivo in molte foto di food si usano tovaglioli sotto i piatti (o, in questo caso, i taglieri)?

Alessandro Guerani ha detto...

@Sara

non ti saprei rispondere non vedendo le foto, quelle che vedo io fatte da bravi fotografi di food non sono piatte anche se hanno delle zone molto luminose. La Rolleiflex è una macchina eccezionale, l'unico suo difetto è appunto non essere per nulla adatta a fotografare soggetti vicini come il food.

@eli

Grazie Eli, a me non dispiacciono le foto "candide" specie se fatte da Con Poulos, Chris Court o Janne Peters. In compenso mi hanno un po' stancato legno e briciole dappertutto, sta diventando un cliché.

@Giu.fri

Potrebbe anche essere un'idea visto che sta arrivando l'estate lì ;)

@Alessandro

Più che un tovagliolo era uno strofinaccio... e cmq in questo caso serviva perché la mozzarella sporcava il tavolo sennò.

sara ha detto...

Sono foto che ho visto su alcuni giornali e su alcuni blog (non parlo ovviamente di grandi come Con Poulos o Court), che magari a livello compositivo sono anche belle ma poi eccedeno nel bianco (sembrano sovraesposte).

Dany - Ideericette ha detto...

Ciao Alessandro... volevo solo ringraziarti per la bellissima foto e per le relative spiegazioni... spero di poter leggere altri articoli di questo genere, magari su come fotografare piatti a base di pomodoro che, per una dilettante come me, è altrettanto difficile da fotografare!!

Paprika&Paprika ha detto...

ammazza...serve quasi una laurea per fotografare la mozzarella..sembra cosi facile..invece...
Grazie per queste chicche di sapere !

xumeiqing ha detto...

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Gege Dai ha detto...

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